Ottone Rosai "Suonatori"

Musica da camera

The Divan of Moses-Ibn-Ezra op. 207

© 1998-2005 Fabio Rizza

The Divan of Moses-Ibn-Ezra
A Cycle of Songs for Voice and Guitar
op. 207

Autore del testo: Moses-Ibn-Ezra (1055-1135)

Parte I: Songs of wandering
- When the morning of life has passed...
- The dove that nests in the tree-top...
- Wrung with anguish...
Parte II: Songs of friendship
- Sorrow shatters my heart...
- Fate has blocked the way...
- O brook...
Parte III: Of wine, and of the delights of the sons of men
- Drink deep, my friend...
- Dull and sad is the sky...
- The garden dons a coat of many hues...
Parte IV: The world and its vicissitudes
- Men and children of this world...
- The world is like a woman of folly...
- Only in God I trust...
Parte V: The transience of this world
- Where are the graves...
- Let man remember all his days...
- I have seen upon the earth...
- Come now, to the Court of Death...
- Peace upon them...
- I behold ancient graves...
Epilogue:
- Would thou look upon me in my grave?

Data di composizione: 1966
Editore: Bèrben, Ancona 1973
Organico: canto e chitarra
Bibliografia:
- ANGELO GILARDINO, recensione del disco di Elisabetta Majeron e Giuliano Balestra (vedi discografia), il Fronimo n. 31, aprile 1980, pp. 34-36.
Discografia:

- ROBERTA ALEXANDER e DICK HOOGEVEEN, Mario Castelnuovo-Tedesco: The Divan of Moses-Ibn-Ezra, Etcetera KTC 1150
- ELISABETTA MAJERON e GIULIANO BALESTRA, Castelnuovo-Tedesco: The Divan of Moses-Ibn-Ezra, PAN PRC S20 - 03

Sentendo forse approssimarsi la fine, Castelnuovo-Tedesco affida il proprio ideale testamento spirituale alla raccolta The Divan of Moses-Ibn-Ezra. L'affinità che lega il compositore al poeta spagnolo Moses-Ibn-Ezra (1055-1135) — entrambi furono costretti all'esilio a causa delle loro origini ebraiche — rende questo ciclo di liriche una testimonianza indicativa dei sentimenti di amarezza e disillusione provati dal compositore negli ultimi anni di vita: per una volta la musica abbandona quei caratteri sereni e spensierati, gai e ottimisti che avevano costituito un vero e proprio "marchio di fabbrica" dell'arte di Castelnuovo-Tedesco, per colorarsi di tinte fosche e autunnali.

La scelta di affidare al suono intimo e raccolto della chitarra l'accompagnamento di questi testi non è certamente casuale ed è forse interpretabile anche come una sorta di omaggio allo strumento che gli aveva garantito le soddisfazioni più profonde e durature.

La musica che Castelnuovo-Tedesco ha composto su queste poesie è di struttura assai semplice e quasi disadorna, una rinuncia al canto nella proposizione più fisicamente piena e nell'espansione virtuosistica, rinuncia dalla quale nasce la scelta di un canto sì ispirato, ma del tutto «interiore», dolce ma anche scabro, tenero ma anche severo e rassegnato. Non vi sono (e il testo potrebbe aver rappresentato in questo senso una tentazione) tinte forti, nessuna forzatura drammatica, nessuna ricerca di tipo teatrale; la meditazione si sostituisce alla recitazione anche e soprattutto nella struttura del melos, mentre la chitarra, strumento essenziale e, rispetto al pianoforte, "povero", crea un clima musicale di una edificante modestia. La varietà ritmico-armonica e le scelte dinamiche e coloristiche sono tutte esplicate all'interno di questo disegno di smaterializzata perfezione.(1)

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(1) ANGELO GILARDINO, recensione del disco di ELISABETTA MAJERON E GIULIANO BALESTRA, Castelnuovo-Tedesco: The Divan of Moses-Ibn-Ezra, PAN PRC S20 - 03 , il Fronimo n. 31, aprile 1980, pp. 34-35.