Ottone Rosai "Suonatori"

Opere per chitarra sola

Rondò op. 129

© 1998-2005 Fabio Rizza

 

Rondò
op. 129

Data di composizione: 1946
Dedica: Andrés Segovia
Editore: Schott, Mainz 1958
Organico: chitarra
Discografia:
- UMBERTO CAFAGNA, Lirismo e '900 chitarristico, Phoenix Classics PH 97315
- GIUSEPPE MARIA FICARA, Suona Mario Castelnuovo-Tedesco, Panarecord CM PNL 059
- JORGE ORAISON, Mario Castelnuovo-Tedesco, Concertgebouw Chamber Orchestra, Haarlem, Adam Gatehouse direttore, Etcetera ETC 1001

Il Rondò op. 129 è una composizione di squisita fattura e di marcato stampo romantico con la quale Castelnuovo-Tedesco riprese a comporre per chitarra sola dopo il trauma dell'esilio; il tempo è di 6/8 e la struttura è quella classica del rondò — ovvero ABACA — alla quale l'autore aggiunge una coda riepilogativa che gli consente di riesporre brevemente gli episodi C, A e B. Castelnuovo-Tedesco era particolarmente legato a questa composizione tanto che dal punto di vista formale la considerava il suo "Rondò modello".(1)

Il tema principale del rondò, in mi minore, ha un sapore decisamente struggente ed è marcato da un lirismo che diventa particolarmente evidente in occasione della terza ripresa quando, trasposto un'ottava più bassa, assume un netto carattere violoncellistico. Particolarmente ardue da eseguire sono le sezioni B e C a causa di una serie di sestine di semicrome che impegnano notevolmente la tecnica. Segovia, secondo quanto riferisce l'autore, eseguì questo brano solo per un paio d'anni dopodiché decise di accantonalro; forse perché nemmeno lui riuscì mai a risolvere in modo soddisfacente i problemi di diteggiatura che esso comporta. Avendo ormai perso ogni speranza di ricevere la revisione di Segovia, Castelnuovo-Tedesco prese infine la decisione di far pubblicare il brano nella sua veste originale, senza cioè alcun intervento di revisione o diteggiatura; il che probabilmente è anche alla base della scarsa diffusione di questo splendido Rondò, il cui valore musicale è però tale che c'è da augurarsi che riceva quanto prima una meritata notorietà presso i chitarristi.

Giuseppe Maria Ficara, che nel 1980 ne realizzò la prima incisione, così descrive l'affetto che nutre nei confronti di questo brano:

... ricordo con quanto entusiasmo ho deciso di dedicarmici e quanto impegno mi ha richiesto. Ho fatto circolare le mie diteggiature del Rondò senza curarmene troppo, anche perché Clara C.-T., mi disse che purtroppo non era possibile ripubblicarlo in una nuova edizione per via dei diritti della Schott.
Ho suonato ripetutamente in concerto il Rondò, a Bruxelles, a Cape Town, in Italia, esecuzioni di cui conservo molte registrazioni dal vivo di buona qualità.
L'ultima mia esecuzione del brano è stata a Bologna, sala Bossi, il 20 aprile del 1999.(2)

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(1) Come riferisce in una lettera del 18 giugno 1967 a Gilardino; vedi ANGELO GILARDINO, "Un fiorentino a Beverly Hills", Seicorde n. 53, settembre-ottobre 1995, p. 28.
(2) Da una corrispondenza privata con l'autore di questo sito (16 marzo 2001).