Ottone Rosai "Suonatori"

Opere per chitarra sola

Suite op. 133

© 1998-2005 Fabio Rizza

 

Suite
op. 133

  • I. Preludio - quasi un improvisazione (sic). Molto sostenuto
  • II. Ballata Scozzese. Molto moderato - Espressivo e malinconico (al modo dei Canti Scozzesi)
  • III. Capriccio. Furioso

Data di composizione: 1947
Dedica: Andrés Segovia
Editore: Schott, London 1954
Organico: chitarra
Discografia:
- JORGE ORAISON, Mario Castelnuovo-Tedesco, Concertgebouw Chamber Orchestra, Haarlem, Adam Gatehous
e direttore, Etcetera ETC 1001
NB: il disco contiene soltanto il "Capriccio" della Suite op. 133
- CLAUDIO PIASTRA, CD Mondo Musica MM96034

Opera "minore" fra quelle dedicate da Castelnuovo-Tedesco alla chitarra, la Suite op. 133 si segnala comunque per una certa nobiltà espressiva e per la bellezza di alcuni episodi. Come sottolineato da Gilardino, nell'immediato dopoguerra, forse anche in ragione dello choc provocato dall'esilio in una terra a lui aliena, Castelnuovo-Tedesco si concentra sull'esplorazione delle strutture formali più canoniche:

[...] Castelnuovo-Tedesco non trova stimolo alcuno nel nuovo ambiente, il quale si interessa a lui soltanto per la facilità con cui egli compone genericamente musiche da film, e l'isolamento — per lui che era sempre stato attivamente partecipe dei fatti della musica e della cultura — porta quale conseguenza una sorta di cristallizzazione stilistica. Non che, ripetendosi, egli svuoti la sua arte, ma le evoluzioni che stanno trasformando in Europa la musica, non trovano nella sua produzione eco alcuna, e anzi egli sembra decisamente arretrare, vincolandosi in modo sempre più stretto e rigoroso ad una tradizione della quale — sia spiritualmente che per il suo magistero tecnico — pare gli piaccia dimostrarsi erede titolato. Con questo atteggiamento, Castelnuovo-Tedesco dichiara la sua fede nell'umanesimo in cui è stato educato e prende ironicamente le distanze dall'ambigua volgarità del mondo del cinema, ma proclama anche la sua estraneità nei confronti delle speculazioni dell'avanguardia europea, rifiutandone il benché minimo riflesso nella sua musica. Noi crediamo che ciò sia dovuto più alla sua condizione di esule non rientrato in patria (se non per trascorrervi le vacanze) che ad una meditata sfiducia nei confronti di un tentativo di rinnovamento dall'interno del suo stile, e siamo convinti che, risiedendo in Italia, il maestro avrebbe operato una scelta meno rigida. I titoli delle sue composizioni chitarristiche post-belliche danno prova di tale autodifensiva "oggettività": Rondò (1946), Suite (1947), Quintetto (per chitarra e archi - 1950), Fantasia (per chitarra e pianoforte - 1950), musiche nelle quali il compositore denota sempre più chiaramente la propria inclinazione ad affidare alla chitarra sola brani minori, ed alla chitarra concertante opere di maggior impegno formale e di più alta espressività (come il Quintetto).(1)

La Suite consta di tre soli movimenti il primo dei quali — un preludio in re minore — ha una struttura complessa e articolata e ricca di idee che si susseguono in varie combinazioni. Ad esso segue una "Ballata Scozzese" in re maggiore dove l'elemento folclorico si colora di una vena malinconica inconfondibilmente tipica dell'autore. La composizione si chiude con un "Capriccio" in re minore dal carattere vivace ed energico ("furioso", secondo l'indicazione dello stesso autore); da notare che l'incipit del brano — nell'alternarsi di battute in 6/8 con battute in 3/4 — deve aver fornito a Castelnuovo-Tedesco lo spunto per "Crótalo", brano conclusivo del Romancero gitano.

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(1) ANGELO GILARDINO, Manuale di storia della chitarra, volume 2°: la chitarra moderna e contemporanea, Bérben, Ancona, 2ª ed. 1992, p. 50.