Ottone Rosai "Suonatori"

Opere per chitarra sola

Variazioni op. 71

© 1998-2005 Fabio Rizza

Variazioni (attraverso i secoli...)
op. 71

  • Chaconne
  • Var. 1: Preludio (Dolce e triste)
  • Var. 2: Walzer I
  • Var. 3: Walzer II
  • Var. 4: Tempo del Walzer I
  • Var. 5: Fox-Trot

    Data di composizione: 1932
    Dedica: Andrés Segovia
    Prima esecuzione italiana: Andrés Segovia, Firenze, 3 aprile 1934
    Editore: Schott, Mainz 1933 (rev. Andrés Segovia)
    Organico: chitarra
    Discografia:
    - DICK HOOGEVEEN (con ROBERTA ALEXANDER, sopr.), Mario Castelnuovo-Tedesco: The Divan of Moses-Ibn-Ezra, Etcetera KTC 1150
    - MARK DELPRIORA, Second Renaissance, Koch 3 7089
    - PETRA DIENHART, Variations, FSM FCD 97 262
    - GIUSEPPE MARIA FICARA, Suona Mario Castelnuovo-Tedesco, Panarecord CM PNL 059
    - SUSANNE MEBES, Guitar, Saturn YA 8202
    - SUSANNE MEBES, Castelnuovo-Tedesco: Guitar solo works, Léman Classics LC 42501
    - LORENZO MICHELI, Castelnuovo-Tedesco, Naxos, Laureate Series [2000]
    - RENATO SAMUELLI, Mario Castelnuovo-Tedesco, Rivo Alto CRSZ 9407
    - GIULIO TAMPALINI, Contemporary Guitar, Antes Concerto BM 971041
    - GIULIO TAMPALINI, Mario Castelnuovo-Tedesco. The Complete Works for solo Guitar, Vol. 1, Suonare Records SNR 002

Al Festival Internazionale di Venezia del 1932 Andrés Segovia avvicinò Clara, la moglie di Castelnuovo-Tedesco, pregandola di chiedere al marito di scrivere un brano per chitarra; la genesi delle Variazioni è stata narrata dallo stesso compositore, lusingato dalla richiesta, ma anche un po' intimorito dal fatto di dover affrontare uno strumento a lui sconosciuto:

Gli scrissi: "[...] Sarei molto felice di scriver qualche cosa per Lei [...], ma devo confessarLe che non conosco il Suo strumento, e che non ho la più vaga idea di come si scriva per Chitarra!". Allora Segovia, rispondendomi, mi mandò un fogliettino in cui era segnata l'accordatura della Chitarra, e due pezzi (le classiche Variazioni di Sor, sopra un tema di Mozart, e le Variazioni di Manuel Ponce sul tema de "La Folía de España" [...]; tanto per mostrarmi (mi disse) quali fossero le maggiori difficoltà tecniche che si potevano affrontare sulla Chitarra.

Con questi 'precedenti' mi misi al lavoro; e, poiché mi erano stati dati per 'modelli' due gruppi di Variazioni, pensai di fare qualche cosa del genere anch'io; ma con uno schema un po' diverso. [...] In Variazioni - attraverso i secoli [...] trattai quindi la chitarra, prima alla maniera del liuto (com'era stata ai tempi di Bach) con una Chaconne e Preludio, poi alla maniera romantica (com'era stata ai tempi di Schubert) con due Walzer, e infine alla maniera moderna (tipo jazz) con un Fox-Trot. Quando finii il primo gruppo di Variazioni ([...] alla Bach) lo mandai a Segovia per sapere se era eseguibile! ma [...] mentre aspettavo la risposta, completai tutto il pezzo. Giunse la risposta di Segovia, che mi diceva che quel che gli avevo mandato andava bene; sicché gli spedii subito il pezzo completo, con grande meraviglia di Segovia, il quale mi scrisse: "È la prima volta che trovo un musicista che capisce immediatamente come si scriva per la Chitarra!". Difatti cambiò in tutto il pezzo, credo, tre o quattro accordi, e lo eseguì in tutti i suoi concerti di quella stagione.(1)

La straordinaria abilità di Castelnuovo-Tedesco traspare immediatamente dalle sue stesse parole: c'è da chiedersi, infatti, quanti altri compositori sarebbero stati in grado di capire l'essenza della scrittura chitarristica sulla base delle scarne informazioni fornite da Segovia. Doveva esserci qualcosa di innato nel rapporto tra Castelnuovo-Tedesco e la chitarra, una sorta di affinità elettiva che lo porterà progressivamente a prediligerla rispetto allo stesso pianoforte e che lo invoglierà ad affidarle, negli ultimi anni della propria carriera, le pagine più intime e autobiografiche della propria produzione. Le Variazioni (attraverso i secoli...) segnano però non soltanto il primo approccio del compositore nei confronti della chitarra, ma anche la nascita dell'amicizia che lo legherà per tutta la vita a Segovia.

Nel 1932 Castelnuovo-Tedesco compone due delle sue opere più impegnative, il Trio n. 2 op. 70 in sol minore, per violino, violoncello e pianoforte e il Concerto op. 72 per violoncello e orchestra (2); la complessità formale di questi due brani sembrerebbe spiegare l'apparente levità delle Variazioni come una specie di "vacanza" dell'autore, impegnato più a capire il "mistero" della scrittura chitarristica che non a elaborare intricate strutture formali. In realtà, sotto la patina di felice spensieratezza, si celano significati che vanno ben oltre l'apparente disimpegno e che ci rivelano tutta la poetica di Castelnuovo-Tedesco.

Il tema delle variazioni è una ciaccona lenta e maestosa scritta nella dolente tonalità di re minore: un riferimento esplicito alla celebre ciaccona della seconda Partita per violino di Bach e un omaggio all'arte di Segovia che di quello stesso brano aveva realizzato un'osannata trascrizione per chitarra. La prima variazione è un Preludio dall'andamento a terzine che conserva lo stesso carattere meditativo del tema. Si scorge anche una nota di affettuosa malinconia ("dolce e triste", recita una didascalia), forse un sentimento di rimpianto per un mondo musicale ormai passato e al quale il compositore sente di appartenere. Il sospetto che le Variazioni attraverso i secoli nascondano una riflessione di Castelnuovo-Tedesco sulla musica antica e moderna sembra essere avvalorato dal fatto che tale nostalgia si ritrovi nelle successive variazioni "schubertiane", sfumi lentamente di variazione in variazione e lasci infine il posto al carattere più spavaldo ma allo stesso tempo inquieto del conclusivo Fox-Trot: sembra insomma che tale opera rappresenti non soltanto un excursus sui generi musicali, ma anche e soprattutto un manifesto dell'arte di Castelnuovo-Tedesco; egli sceglie la chitarra per manifestare i propri sentimenti di amore nei confronti della musica del passato e i propri dubbi sulla musica del futuro. Probabilmente la chitarra viene vista dal compositore come un'immagine speculare della propria personalità: ovvero uno strumento moderno ma dal suono antico.

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(1) MARIO CASTELNUOVO-TEDESCO, "Una vita di musica. Brani dalle memorie inedite di Mario Castelnuovo-Tedesco, scelti, riveduti e presentati da Harvey Sachs", Nuova rivista musicale italiana n. 3, luglio/settembre 1989, p. 399.
(2) "Il Concerto per Violoncello e Orchestra mi prese parecchio tempo: vi lavorai (ad intervalli) per circa due anni (dal 1932 al 1933); anche perché Piatigorsky lo aveva desiderato di larghe dimensioni e con una grande orchestra." Da MARIO CASTELNUOVO-TEDESCO, "Una vita di musica. Brani dalle memorie inedite di Mario Castelnuovo-Tedesco, scelti, riveduti e presentati da Harvey Sachs", cit., p. 398. Il concerto venne eseguito per la prima volta da Gregor Piatigorsky, Arturo Toscanini e la New York Philharmonic il 31 gennaio 1935.